mercoledì 20 novembre 2013

La casa nei pini

Ognuno di noi ha i propri luoghi dell'infanzia. Chi ha avuto la fortuna di passarla serenamente ricorda con piacere quei posti, con luci, rumori e odori che li caratterizzavano.
Fra i miei luoghi ne ho uno a me caro in particolare.
Cittadina toscana che si affaccia sul mare, perla della Versilia, a Viareggio risiedono tutt'ora molti parenti da parte di mio padre.
Ha sempre avuto un certo ascendente su di me forse perché da piccolo era sinonimo di vacanza. Amo quell'aria di mare che ti stuzzica il naso e personalmente la associo tutt'ora al relax.
Anche fare i compiti, una volta che mia mamma riusciva a legarmi alla sedia, non era poi così triste come temevo.

Viareggio - B&B La Casa nei Pini

Quella che oggi è diventata su tre piani il B&B La Casa nei Pini, negli anni novanta era una semplice villetta su due piani dove mio padre e i suoi fratelli erano cresciuti.
Circondata da un giardino con due bei pini marittimi, è sovrastata da un tetto spiovente, carico di aghi di pino, che al tempo nascondeva sotto di sé una soffitta.
Luogo senza tempo, potevo trovarci di tutto, ma ancora prima, senza cercarlo, mi investiva un odore di umidità da far paura.
Quell'odore, puzzo al naso degli adulti, per un bambino come me significava il paese dei balocchi. In quello spazio, il più angusto di tutta la casa, trovavo un sacco di oggetti che a casa mia non avevo mai visto.

Ricordo un vecchio lettore 45 giri bianco e rosso e una radio in legno pesantissima con un sacco di rotelle e di numeri perché per trovare il canale dovevi essere davvero bravo.
Vi era anche un altro aggeggio, sempre in legno ma più piccolo.
Di forma cubica, aveva una cupola in metallo nella parte alta con una manovella al centro. Questa cupola si apriva e ruotando la manovella restituiva qualcosa nel cassettino posto nella parte inferiore.
Cresciuto negli anni novanta, in casa mia non ne avevo mai visto uno e tutt'oggi non ce l'ho, ma imparai in quella soffitta, con l'aiuto di mio padre, che il caffè tostato si usava un tempo macinarlo a mano.
Le confezioni di plastica sottovuoto che fanno durare anni il caffè già macinato non sono poi così vecchie.

Ricordo poi un trenino giocattolo. Una carrozza marrone come già poche se ne vedevano in giro, è rimasta nella mia memoria per un particolare.
Tutta in plastica ma ben rifinita, aveva il tetto grigio. Il particolare era che quest'ultimo si sollevava portando con sé due listelli di plastica trasparente, prolungamenti verso il basso dei lati più lunghi. Questi formavano, a tetto chiuso, i vetri dei finestrini.
Ciò permetteva di mettervi all'interno omini o altri oggetti che la rendessero più realistica.
Era uno dei pochi trenini di mio padre che tanto li amava da piccolo, ma negli anni '50/'60 non era certo alla portata di tutti.
Questo il motivo per cui quando nacqui io, visti i tempi più propizi, mi regalò un plastico monta/smonta della Lima, rotaie elettriche, locomotiva e qualche carrozza non più marrone.

Nessuno poteva immaginare che sarebbe stato solo il primo dei miei passi verso la ferrovia.

A presto,
Polo

Una dedica e un abbraccio a tutti i miei parenti Viareggini, la storia di oggi è per loro, grazie a loro.

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2 commenti:

  1. Grazie Paolo per il bel ricordo.
    La radio ed il giradischi ci sono ancora. La locomotiva temo di no, :(

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  2. Da qualche parte c'è anche il vagone marrone col tetto grigio.
    :-)

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